La mostra

 “Il Corpo e l’anima, da Donatello a Michelangelo. Scultura italiana del Rinascimento”
 
Curatori: Marc Bormand (Parigi, Museo del Louvre, conservatore del dipartimento di sculture), Beatrice Paolozzi Strozzi (Firenze, direttrice del Museo del Bargello dal 2001 al 2014), Francesca Tasso (Milano, Conservatore responsabile delle Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco)
 
La mostra, in collaborazione con il Museo del Louvre, è dedicata alla scultura italiana del Rinascimento, da Donatello a Michelangelo (1460-1520 circa). L’esposizione si propone di evidenziare, attraverso la scultura, in dialogo con le altre arti (pittura, disegni, oggetti d’arte), i principali temi che percorrono l’arte italiana nella seconda metà del Quattrocento, fino ad arrivare al momento di apogeo del Rinascimento, con uno dei maggiori creatori della storia dell’arte, Michelangelo.  
                                              
Tra le grandi novità che il Rinascimento porta con sé, c’è l’interesse nuovo per la rappresentazione della figura umana che da questo momento cessa di essere slegata dalle emozioni, dall’anima. Nell’interpretazione innovativa data dagli scultori di questo tempo, è tramite l’attitudine dei corpi che i movimenti dell’anima sono resi visibili.
 
La mostra si articola in quattro grandi sezioni, con oltre 120 opere provenienti dai più prestigiosi musei del mondo, sviluppando il medesimo percorso ospitato al Louvre ad eccezione dell’ultima sala che vedeva esposti gli Schiavi (o Prigioni) e a Milano la Pietà Rondanini: entrambe opere di Michelangelo, entrambe inamovibili.
 

1. Guardando gli antichi: il furore e la grazia

Il furore e la grazia costituiscono il primo grande tema trattato nel percorso. L’interesse per le composizioni complesse e per l’esasperazione dei movimenti del corpo diventa prevalente in numerosi scultori e viene documentato attraverso opere di Antonio del Pollaiolo, Francesco di Giorgio Martini o Bertoldo, fino ad arrivare a Verrocchio, Leonardo e Gianfrancesco Rustici, mettendo in gioco sia la complessità della forza muscolare e le torsioni del corpo maschile, sia l’effetto espressivo delle più intense passioni dell’anima. All’opposto, eleganti drappeggi permettono agli artisti di rivelare il fascino della figura umana, la cui leggerezza è messa in valore dal movimento di abiti e di veli, in una pratica di svelamento che arriva poi alla rappresentazione della grazia attraverso il nudo, sia femminile sia maschile.
 

2. L’arte sacra: commuovere e convincere

Commuovere e convincere diventano le due parole chiave nella scultura religiosa: in seguito al lavoro compiuto da Donatello intorno al 1450, l’emozione e i moti dell’animo prendono posto al centro delle pratiche artistiche, nella volontà di toccare profondamente, persino violentemente l’animo dello spettatore. È quindi un vero teatro dei sentimenti quello che si dipana in Italia settentrionale tra 1450 e 1520, in particolare nei gruppi di “Deposizione del Cristo”, come quelli di Guido Mazzoni in Emilia e di Giovanni Angelo del Maino in Lombardia. Questa ricerca del pathos religioso s’incarna anche nelle commoventi figure di Maria Maddalena o di san Gerolamo che fioriscono in Italia in questa stagione.
 

3. Da Dionisio ad Apollo

Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, la riflessione instancabile
sull’antichità classica si esprime nelle opere elaborate a partire dai grandi modelli classici come il “Laocoonte” o lo “Spinario”, muovendosi tra i due estremi dell’apollineo e del dionisiaco. Contemporaneamente a ciò che avviene nell’ambito della pittura – si veda lo stile dolce di Perugino o del giovane Raffaello – la scultura sviluppa la ricerca di una nuova armonia che trascende il naturalismo dei gesti e dei sentimenti estremi: si verifica questo in modo particolarmente evidente in Veneto e in Lombardia (con Riccio, l’Antico, il Moderno, Cristoforo Solari, Antonio Lombardo, fino a Bambaia), ma questa ricerca di bellezza espressiva s’incarna con uguale forza anche in Toscana (Jacopo Sansovino, Baccio da Montelupo, Andrea della Robbia).
 

4. Roma “Caput mundi”

A partire dalla fine del secolo, si ritorna a Roma, caput mundi, dove Michelangelo è alla ricerca di una sintesi formale che integri la conoscenza scientifica del corpo, l’ideale assoluto di bellezza e la volontà di superare la natura con l’arte: questa sua ricerca è raccontata nel percorso che, dal classicismo giovanile del “Cupido”, e attraverso il titanismo degli “Schiavi” (o “Prigioni”, esposti a Parigi), approda all’ineffabile e al sublime della “Pietà Rondanini”, che può essere ammirata (solo) a Milano.